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Archive for the ‘Narrativa’ Category

alice-nel-paese-delle-meraviglieAlice nel paese delle Meraviglie di Lewis Carrol


Chi sei? disse il Bruco.
Non era un modo molto incoraggiante di cominciare una conversazione. Alice rispose molto timidamente:
Io… io… non saprei, signore, sul momento… per lo meno, so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma credo di essere cambiata parecchie volte, da allora.

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come-un-romanzoCome un romanzo di Daniel Pennac


“Quel che mi colpisce è il numero di ore in media un bambino passa davanti alla tivù rispetto alle ore di lettere a scuola. Ho letto delle statistiche, al riguardo”.
“Dev’essere qualcosa di incredibile!”
“Un’ora di lettere per sei o sette ore di tivù. Senza contare le ore passate al cinema. Un bambino (non parlo del nostro) passa in media – media minima – due ore al giorno davanti un apparecchio televisivo e dalle otto alle dieci ore durante il week-end. Cioè un totale di trentasei ore, contro le cinque ore settimanali di lettere”.

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salto-di-citta-in-cittaIl salto di città in città di Gek Tessaro


La notte era piovuto e c’era una grossa pozzanghera di fronte al cancello. La mamma la scavalcò e invitò il bambino a fare altrettanto. “Salta!”, gli disse. Si, proprio così: “Salta!”. Lui non poteva credere alle proprie orecchie, che anzi dall’emozione gli cominciarono a tremare, e stette fermo, incredulo, ad aspettare nuovamente quella parola. Gli sembrò in quel momento che fossero anni che non saltava, una vita intera che non spiccava un balzo, lo impressionò persino la parola “salta”, una parola sparita dal suo vocabolario, una parola estranea. E la risentì. La mamma lo esortò nuovamente, spazientita e inconsapevole: “insomma, salta!”. E lui, accidenti, saltò. Saltò la pozzanghera, saltò sua madre, saltò oltre il cancello del parco, saltò i due grandi platani dell’entrata e arrivò sul tetto della casa del custode, da lì saltò su quello della caserma dei pompieri e sparì.

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Rapporti stretti

la-filosofia-di-andy-warholLa filosofia di Andy Warhol di Andy Warhol


Quando ho avuto la mia prima TV, ho smesso di tenerci tanto ad avere rapporti stretti con gli altri. Sono stato ferito tanto, quanto può essere ferito solo chi ci tiene tanto. È per questo che credo di averci tenuto tanto, nei giorni prima che si sentisse parlare di “Pop Art” o di film ”underground” o di “superstar”. Cominciò così verso la fine degli anni Cinquanta la mia storia con la televisione, una storia che dura ancora oggi, che ne ho quattro in camera con cui giocare contemporaneamente. Ma non mi sono sposato fino al 1964, quando mi sono preso il primo registratore. Mia moglie. Il registratore ed io siamo sposati da dieci anni ormai. Quando dico “noi”, voglio dire il registratore ed io. Molta gente non riesce a capirlo.

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il-gabbiano-jonathan-livingstone_fronteIl gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach


Quando il gabbiano Jonathan tornò presso lo Stormo, sulla spiaggia, era ormai notte fonda. La testa gli girava, era stanchissimo. Tuttavia, tanto era allegro che compì una grande volta e una fulminea vite orizzontale prima di toccar terra. Quando lo sapranno – pensava -, quando sapranno delle Nuove Prospettive da me aperte, impazziranno di gioia. D’ora in poi vivere qui sarà più vario e interessante. Altro che far la spola tutto il giorno, altro che la monotonia del tran-tran quotidiano sulla scia dei battelli da pesca! Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell’ignoranza, ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza e abilità.

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pulpPulp di Charles Bukowski


Ero dotato, sono dotato. A volte mi guardo le mani e mi rendo conto che sarei potuto diventare un grande pianista o qualcosa del genere. Ma che cos’hanno fatto, le mie mani? Mi hanno grattato le palle, hanno scritto assegni, hanno allacciato scarpe, hanno tirato la catena del water ecc. Ho sprecato le mani. E la testa.

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Un segno invisibile e mio di Aimee Bender


Cercavo di smettere di pensare ai numeri ma mi ritrovavo, contro la mia volontà, a sommare i miei passi e a moltiplicare tra loro le persone nei giardini pubblici, tamburellando con le nocche sul legno con ritmo preciso, contando senza fine: pecore, studenti, genitori, anni d’età, battiti del cuore. Mescolando qualche numero e qualche segno si può ottenere un’equazione per i cambiamenti di direzione del vento, un assioma per il movimento dell’acqua o la statura di qualcuno, o per le sensazioni della pelle. Si può rendere conto della morbidezza. Si può spiegare tutto. Persino l’aria è solo una sequenza di numeri, e basta che si ottenga il giusto equilibrio che… puff! Respiriamo.

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